Giordano Bruno
Giordano Bruno contro l'abitudine a credere
''Mi sono messo ancora una volta sulle orme del Nolano e ho scoperto altri sentieri di umanita' intrecciata alla sua inquieta filosofia''. Cosi' il medico e filosofo napoletano Guido del Giudice parla all'ADNKRONOS del suo nuovo libro 'Giordano Bruno. La Disputa di Cambrai, Camoeracensis Acrotismus' (Di Renzo Editore, Roma, pp. 208, euro 12,50). L'Acrotismus, un neologismo bruniano che si riferisce alla summa della critica anti-aristotelica del Nolano, viene qui presentato nella sua prima traduzione integrale. Pubblicato a Wittenberg nel 1587, l'opera costituisce la riproposizione ampliata delle tesi discusse dal filosofo a Parigi due anni prima, nel corso di una tumultuosa disputa accademica tenutasi presso il College de Cambrai. In queste pagine, a lungo inspiegabilmente sottovalutate dalla critica, Bruno riprende nella lingua dei dotti i temi principali delle opere londinesi 'Cena', 'De l'infinito' e 'De la causa', anticipando molti degli argomenti che torneranno, rielaborati con la consueta tecnica a strati successivi, nei tre poemi francofortesi.
Filo conduttore dell'Acrotismus e' la critica spietata e radicale dell'abitudine a credere, di matrice peripatetica, su cui si innesta una categorica rivendicazione della 'libertas philosophandi'. Nel saggio introduttivo, ripercorrendo un itinerario che va da Tolosa a Praga passando per Parigi e Wittenberg, del Giudice racconta cosi' la storia viva e coinvolgente di un libro che Bruno considero' una sorta di manifesto del proprio pensiero e che ancora oggi ci riserva affascinanti sorprese. Il filosofo degli 'Eroici Furori', il ribelle ex frate domenicano, non riusciva a comprendere come, in nome di settarismi ideologici o religiosi, si potesse negare il diritto di esprimere le proprie opinioni filosofiche. Il rogo cui fu destinato dall'Inquisizione il 17 febbraio del 1600 fu la sua condanna e la sua consacrazione e ancora oggi ne e' il sostegno e il tormento insieme.
La sua tragica vicenda umana, infatti, se da un lato ne ha tenuto desto il ricordo, nonostante la persecuzione di cattolici ed accademici, dall'altro ha alimentato quei falsi miti del 'mago' e del 'martire', che continuano ad ostacolare la corretta interpretazione di un pensiero quanto mai vivo ed attuale. In questo brillante testo lo vediamo lasciare la scena al brillante e fedele allievo Jean Hennequin: lui segue il dialogo vicino alla finestra o seduto su una piccola cattedra, pronto -come fara'- a intervenire per difendere i suoi centoventi articvoli ''sulla natura e sull'universo cointro i Peripetateci, da mercoledi' a sabato. Ogni giorno dal mattino alla sera'', era affiso nel quartiere dell'Accademia, sede della sfida nella quale ''aveva lavato il capo al povero Aristotele''. Infatti la critica allo stagirita e' decisa: ''Il finito di Aristotele e' ignoto, falso e impossbile. L'infinito di molti filosofi e' noto, vero e necessario''. E per bocca di Hennequin afferma: ''Il numero di tutti gli stolti non eguagliera' mai il prezzo e il valore di un solo savio''.
Giordanisti, brunisti, bruniani e discepoli del Nolano
Intervista a Guido Del Giudice tratta dal sito Diogene Magazine
Per Bruno la filosofia era intimamente legata all’esistenza. In che modo le disavventure della sua vita molto burrascosa possono aver influito sulla sua filosofia?
Le traversie che il Nolano dovette affrontare nel corso della sua lunga peregrinatio sono conseguenza della persecuzione di cui fu vittima da parte delle varie Chiese da un lato e del mondo accademico dall’altro. Ciò si riflette nel quasi ossessivo appellarsi, nelle sue opere, ai principi della tolleranza e della libertas philosophandi che costituiscono i pilastri dell’intera sua speculazione.
L’affermazione dell’indipendenza del vero filosofo dal fidele teologo gli consentiva di percorrere nuove strade in assoluta libertà e autonomia di pensiero, sia in campo astronomico che filosofico. Bruno fu alla continua ricerca di una cattedra da cui poter insegnare e probabilmente, se fosse rimasto nel grembo della Chiesa cattolica, avrebbe scalato le più alte gerarchie ecclesiastiche. Non è tuttavia un paradosso affermare che le sue disavventure, strettamente legate a un carattere fiero e ribelle, influirono positivamente sullo sviluppo del suo pensiero, in quanto lo sottrassero agli inevitabili condizionamenti del potere religioso e di quello culturale, che ne avrebbero fatalmente limitato la portata rivoluzionaria. Anzi gli ostacoli e i pregiudizi che dovette affrontare ne stimolarono ancor più l’indomabile orgoglio e lo spirito d’indipendenza.
Nel sito da lei curato si parla di “seguaci” del filosofo nolano: ci può spiegare in che senso si considera un seguace di Giordano Bruno?
Per quanto detto, è chiaro che definirsi “seguace” di un personaggio che fu sempre avverso a settarismi di qualsiasi genere, al punto da stabilire l’invidiabile record di farsi scomunicare da tutte le principali Chiese, non può certo nascere da faziosità o fanatismo. Sentirsi discepoli del Nolano significa anzi esattamente l’opposto. “Seguace” di Bruno è colui che è pronto a battersi, a qualsiasi costo, in nome della tolleranza e della libertà di pensiero e, soprattutto, non è schiavo di quell’abitudine a credere, che egli identificò nei peripatetici, ottusi assertori di una dottrina, quella di Aristotele, non soltanto criticabile ma che nemmeno conoscevano perfettamente. Erano questi i principi di quella nuova setta dei “Giordanisti” che, secondo il suo compagno di carcere a Venezia, Francesco Graziano, egli avrebbe detto di aver fondato in Germania.
Bruno si era definito, nel prologo del Candelaio: “academico di nulla academia”. Per lui i parrucconi che sentenziavano dall’alto dei pulpiti universitari erano soltanto dei “pedanti”. La distinzione ha un’importanza fondamentale ancora oggi, perché si sono creati, intorno alla figura del Nolano, due distinti gruppi di appassionati: da un lato i “brunisti”, per lo più di ambiente universitario, animati quindi da un interesse essenzialmente professionale, e dall’altro i “bruniani”, ammiratori autentici, conquistati dal fascino e dagli insegnamenti del filosofo.
Non c’è, alcun rapporto di subalternità tra i due schieramenti, anzi molto spesso i bruniani si rivelano molto più fedeli ai veri ideali del Nolano rispetto a coloro che ne fanno soltanto un argomento di disputa accademica, spesso nemmeno tanto edificante. L’osservatorio privilegiato costituito dal mio sito web mi ha consentito, negli anni, di apprezzare il notevole impegno con cui migliaia di liberi pensatori nel mondo si interessano all’opera di Bruno. Io stesso ne sono un esempio evidente: pur non essendo un accademico, sono contento di aver fornito, attraverso i miei libri, pubblicati dall’editore Di Renzo, un contributo allo sviluppo delle conoscenze sul Nolano. Quello che all’inizio era un interesse dettato da semplice ammirazione si è evoluto, grazie anche a Internet, in un serio impegno di studio, che mi ha portato a scoperte ignorate dagli specialisti. Le centinaia di e-mail che ricevo dai visitatori del sito, diventato un punto di riferimento per appassionati di tutti gli ambienti, mettono in luce una realtà estremamente variegata in cui spesso i “bruniani” si dimostrano più coerenti ed entusiasti di molti studiosi di professione, dominati da desolanti interessi carrieristici.
Ultimo fra i filosofi -maghi del rinascimento- Bruno si interessò all’alchimia e alle scienze esoteriche. Pensa che questi aspetti del suo pensiero siano ancora oggi importanti?
Bruno non ha mai avuto particolare simpatia per l’alchimia, cui si riferisce nei suoi scritti soltanto con intenti parodistici. A cominciare da una delle sue prime opere, Il Candelaio, dove l’alchimista Bonifacio rappresenta il prototipo del credulone, ignorante e presuntuoso, regolarmente raggirato e sbeffeggiato dai furfanti del volgo napoletano, così efficacemente descritti nella commedia. Il filosofo ebbe nuovamente a che fare con la figura dell’alchimista durante il suo breve soggiorno nella Praga di Rodolfo II, il paradiso di ciarlatani e sedicenti maghi del calibro di John Dee ed Edward Kelley. Non è un caso che, dopo aver dedicato all’imperatore un’opera di matematica ed essersi reso conto che non era quello ciò che interessava al sovrano, bensì la ricerca della pietra filosofale, preferì cambiare aria.
Del resto non ci sarebbe stato nulla di strano se si fosse occupato di alchimia: era la chimica del tempo, praticata un po’ da tutti, umanisti, astronomi, papi. Perfino S. Tommaso, il divino Aquinate, come lo chiama Bruno, aveva mostrato un tale interesse per la Grande Opera da comporre un paio di trattati alchemici. Addirittura una leggenda medievale sosteneva che egli avesse ricevuto, tramite il suo maestro Alessandro Magno, il secretum secretorum, la pietra filosofale, precedentemente scoperta da un altro Padre della Chiesa, S. Domenico! Tuttavia, anche dal punto di vista concettuale, l’alchimia era troppo intrisa di aristotelismo per essere considerata attendibile da Bruno. La concezione aristotelica della materia come un prope nihil, (quasi nulla) che ne era alla base, era proprio l’opposto di ciò che egli affermava con decisione, nella sua devastante critica alla Fisica dello Stagirita. Se è la materia a “cacciare da sé” tutte le forme, nessun principio formale può, agendo dall’esterno, mutare i vili metalli in oro. L’immagine stregonesca del “mago ermetico” è una forzatura di Frances Yates, nota specialista di studi bruniani, che è stata abbondantemente ridimensionata dalla critica più attenta e preparata. La parola chiave dell’esoterismo bruniano è “magia naturale”. È questa l’unica magia in cui credeva: ascoltare ciò che la natura ci detta.
Bruno si ricollega, sorprendentemente, attraverso pitagorismo ed ermetismo, a una tradizione sapienziale che, come ho dimostrato nel mio La coincidenza degli opposti, propone suggestioni tipicamente orientali: dall’esaltazione del valore della natura e della materia nelle sue varie forme al dominio dell’apparenza sulla realtà.
In base all’esperienza fatta in questi anni, posso dire che il lato magico è quello che attira di meno gli ammiratori contemporanei. Ciò che conquista di lui, sono l’universalità della sua visione astronomica e, curiosamente, la sua arte della memoria, con particolare riguardo all’uso delle immagini. Considerata per molto tempo una tecnica superata e praticamente inutile, è stata rivisitata e riportata in auge da alcuni suoi cultori, tra cui spicca il giovane mnemonista italiano Gianni Golfera, che hanno dimostrato come possa essere utilizzata tuttora con successo.
La memoria di Bruno, è legata anche alla sua tragica condanna a morte. C’è qualcosa di attuale in questa vicenda?
Nel rinnovato clima di settarismo e intolleranza religiosa che stiamo vivendo, la vicenda di Bruno si rivela certamente molto significativa. Nondimeno sono da evitare le etichette di stampo anticlericale che si cerca di affibbiargli: la sua condanna di tutte le Chiese non riguardava l’istituzione in quanto tale che, anzi, in ossequio ai principi machiavellici, riteneva utile per mantenere il volgo infame nell’ordine e nella pace sociale.
Non fu, dunque, un martire; semplicemente un pensatore illuminato e coerente fino allo stremo. Era uno di quegli esseri geniali in anticipo sui tempi, quei Mercuri inviati sulla terra in determinate epoche, ispirati da una visione profetica dell’umanità e dell’universo. Era uno che amava la vita in tutti i suoi aspetti, in quanto riconosceva in tutte le sue manifestazioni l’espressione della divinità. Era conscio del proprio valore e rispettava quello degli altri, quello vero però, non quello stabilito dalle consuetudini e dalle convenienze. Furono questi gli ideali che perseguì per tutta la vita, fino all’estrema conseguenza del rogo di Campo de’ Fiori. Quel triste epilogo sarà stato pure inevitabile, per come andavano le cose a quel tempo, ma rimane ugualmente un monito affinchè una simile infamia non si ripeta mai più.
Quali aspetti del suo pensiero filosofico potrebbero maggiormente interessare il lettore contemporaneo?
Molte teorie bruniane sono oggi superate, in quanto collegate agli strumenti molto limitati di cui egli disponeva. In campo matematico, ad esempio, gran parte delle sue osservazioni risultano oggi di scarso significato. Personalmente ritengo che, al di là di aspetti dottrinali, che rivelano analogie ancora attuali con diverse concezioni filosofiche, sia occidentali che orientali, il contributo maggiore offerto dal Nolano sia essenzialmente di natura metodologica. Ai fondamentali ideali di libertà e indipendenza di pensiero, va aggiunta la sua onestà intellettuale. Era aperto a tutti i contributi che potessero arricchirlo e stimolarlo, qualunque ne fosse la provenienza, pronto in ogni momento, pur ritenendosi un ispirato, un “Mercurio in terra”, a percorrere nuove vie. La presunta contraddittorietà, la confusione rimproveratagli da chi non ha voluto o non è stato in grado di districarsi nel suo magmatico pensiero, non è altro che il manifestarsi di un metodo di ricerca “a strati successivi”, che continuamente ripensa e riformula le proprie conclusioni alla luce di nuove conoscenze. Il lettore contemporaneo trova in lui lo stimolo a illuminare senza posa questa realtà che, pur essendo umbra profunda, può essere conosciuta da ognuno, con l’applicazione e lo studio, e superata attraverso uno sforzo “eroico” capace di rivelarci il divino che è in noi.
La disputa di Cambrai
Pubblicato a Wittenberg nel 1587, il Camoeracensis Acrotismus, di cui viene qui presentata la prima traduzione integrale, costituisce la riproposizione, riveduta e ampliata, delle tesi discusse a Parigi, due anni prima, nel corso di una tumultuosa disputa accademica tenutasi presso il Collège de Cambrai. Nell’opera, a lungo inspiegabilmente sottovalutata dalla critica, Bruno fonda sul netto rifiuto dell’abitudine a credere, la rigorosa confutazione delle teorie peripatetiche e l’affermazione delle sue straordinarie intuizioni cosmologiche.
Nel saggio introduttivo, ripercorrendo un itinerario che va da Tolosa a Praga passando per Parigi e Wittenberg, Guido del Giudice racconta la storia viva e coinvolgente di un libro che Bruno considerò una sorta di manifesto del proprio pensiero e che ancora oggi ci riserva affascinanti sorprese.
Guido del Giudice, medico e filosofo napoletano, ha creato nel 1998 il sito internet www.giordanobruno.info, diventato il punto di riferimento per appassionati e studiosi di tutto il mondo. L'instancabile opera di diffusione della Nolana filosofia, ne ha fatto uno dei più noti e apprezzati esperti in materia
Saluto da Guido Del Giudice
Cari amici, anche quest'anno in concomitanza con il 408° anniversario del rogo di Campo de' fiori, ho il piacere di presentarVi il mio ultimo lavoro dedicato al filosofo Nolano: La disputa di Cambrai. Si tratta della prima traduzione integrale del Camoeracensis Acrotismus, accompagnata da un mio breve saggio, alla scoperta di un'altra importante tappa della "peregrinatio" bruniana.
Nella pagina "Eventi" del sito, potete trovare, inoltre, tutte le informazioni sulle celebrazioni in programma il 17 Febbraio.
Come ogni anno, Vi invito a lasciare sul blog un commento, una frase, una testimonianza in memoria dell'evento.
Salus!
Guido del Giudice http://
www.giordanobruno.info
E' uscito il nuovo libro
L'arte di comunicare a cura di Claudio D'Antonio è finalmente uscito. Per acquistarlo Online con il 10% di sconto clicca su www.direnzo.it
L’arte di comunicare
E' in stampa Il libro curato da Claudio D'Antonio che uscirà sicuramente per la fiera del libro, Più Libri, più liberi che si svolge ogni anno presso il Palazzo dei Congressi di Roma dal 6 al 9 dicembre. Claudio D’Antonio, laureato in Scienze politiche, è esperto di politica internazionale. Ha effettuato numerose ricerche su temi di filosofia, sia in Italia che all’estero, in particolare in India. Profondo conoscitore delle opere di Giordano Bruno che personalmente ha tradotto in italiano.
Una fiamma a Campo de’ Fiori
Una fiamma a Campo de’ Fiori, spettacolo di teatro narrato scritto dal giornalista e scrittore Alberto Samonà, racconta la vicenda storica di Giordano Bruno, filosofo e uomo di religione che indagò la natura e l’uomo attraverso lo studio dell’universo e dei processi cosmici. Accusato di eresia, dopo un processo dall’esito già scritto, fu arso vivo su ordine del Santo Uffizio. Il testo racconta proprio il sacrificio del filosofo di Nola, che non volle abiurare i propri convincimenti fino alla morte. Una fiamma a Campo de’ Fiori, spettacolo organizzato in collaborazione con l’associazione culturale Pettifante, verrà messo in scena venerdì 24 agosto, alle 21.30, in anteprima nazionale, a Capo d’Orlando (Me), nel suggestivo scenario di Villa Piccolo, Fondazione Piccolo di Calanovella, SS. 113 Km 109 (ingresso libero).In autunno, sarà la volta di Palermo, e successivamente è previsto un suo allestimento a Roma, per poi proseguire in altre città italiane. Durata dello spettacolo, un’ora e quindici minuti.Testo e regia sono di Alberto Samonà. Giordano è interpretato da Marco Feo, mentre il narratore è Cesare Biondolillo. Lo spettacolo è arricchito dall’accompagnamento musicale dal vivo di Alessio Pardo e Mauro Cottone (chitarre e percussioni), e dalle scenografie di Ambra Gioia. Il protagonista narra la propria vicenda, leggendo i passi più significativi dal “Libro della memoria”. Al monologo di Bruno si affianca, a tratti, una voce narrante che racconta alcune fasi della sua vita. Lo spettacolo è scandito da 22 brevi momenti, ciascuno dei quali richiama una carta dei Tarocchi (gli Arcani maggiori). Quello dei Tarocchi è un universo simbolico che viene ripetutamente richiamato dal testo, associando i significati simbolici delle carte alla vita e al pensiero di Giordano.Il monologo diviene botta e risposta nella sezione dello spettacolo dedicata al processo contro il filosofo nolano e al quale prese parte, in veste di inquisitore, il teologo Roberto Bellarmino. Il processo è, però, occasione per conoscere la visione cosmologica del filosofo, i rapporti con la religione e con il Divino e le fonti tradizionali ed esoteriche alle quali attinge il suo pensiero, da Hermes Trismegistus alla magia naturale di Marsilio Ficino. Alberto Samonà è giornalista ed è autore di diversi testi a contenuto filosofico. Fra questi, Le colonne dell’eterno presente (ila Palma, Palermo-Saõ Paulo, 2001), La Tradizione del Sé (Edizioni Atanòr, Roma, 2003), Riti pasquali (Mirror, 2005), Tarocchi (Mirror, 2005). Ha scritto i racconti brevi intitolati Sulla sabbia, Il vicolo, L’oro del cavaliere e La bambina all’Alloro. Con questo progetto, è alla sua seconda esperienza di “teatro narrato”.
Al via il progetto di teatro narrato di Alberto Samonà su Giordano Bruno
Una fiamma a Campo de’ Fiori, progetto di teatro narrato per parole e musica
scritto dal giornalista Alberto Samonà, racconta la vicenda storica di
Giordano Bruno, filosofo e uomo di religione che volle indagare la natura
e l’uomo attraverso lo studio dell’universo e dei processi cosmici.
Accusato di eresia, dopo un processo dall’esito già scritto, fu arso vivo
su ordine del Santo Uffizio.
Il sacrificio del filosofo di Nola, che non volle abiurare i propri convincimenti
fino alla morte, nei secoli è divenuto emblema di libertà. Il testo riporta
integralmente anche alcune parti tratte da opere dell’ex frate domenicano
e si conclude con l’ermetica Tavola di Smeraldo.
Una fiamma a Campo de’ Fiori, spettacolo organizzato in collaborazione con
l’associazione culturale Pettifante, verrà messo in scena venerdì 24 agosto,
alle 21.30, in anteprima nazionale, a Capo d’Orlando (Me), nel suggestivo
scenario di Villa Piccolo, Fondazione Piccolo di Calanovella, SS. 113 Km
109 (ingresso libero).
Roma 3
luglio 2007 A Villa Bertone, Claudio D'Antonio ha parlato
diffusamente del progetto delle traduzioni dei libri di Giordano
Bruno,
che da tempo lo stanno impegnando. Ha informato i partecipanti che è in
procinto di esser dato alle stampe il Candelaio e L'arte di comunicare.
I suoi libri sono stati pubblicati tutti da Di Renzo Editore
La statua approda in piazza
MONTEGRANARO - La statua di Giordano
Bruno, dalla stanza
del sindaco dove si trova dallo scorso novembre dopo la consegna avvenuta
da parte dell'artista che l'ha realizzata, approderà presto nell'omonima
piazza. Per il prossimo sette luglio, visto che i lavori sono in fase di
ultimazione, è fissata infatti l'inaugurazione della piazza. Uno dei primi
tagli del nastro questo del secondo mandato che porta la firma di Giovanni
Basso.
Una delle prime opere ultimate. Anche se i lavori, procedono spediti anche
per la piazzetta delle erbe e se verrà rispettata la tabella di marcia fissata
dal governo cittadino e non mancheranno, visto che è già accaduto, gli intoppi
si potrà pensare al taglio dl nastro nei prossimi mesi anche per la torre
ascensore.
Inaugurazione però, quella della piazza intitolata a Giordano
Bruno, che
non mancherà di suscitare qualche polemica. Forse più di una. Perchè non
da tutti è stata gradita l'intitolazione della piazza al filosofo condannato
sul rogo. La maggiore diffidenza arriva dal mondo cattolico. Ma il sindaco
ha sempre difeso questa scelta spiegando che, a Montegranaro, sono state
intitolate strade e piazze ai più diversi personaggi. A figure completamente
diverse tra loro che, in un modo o nell'altro, hanno comunque lasciato un
importante segno nella storia. La statua di Giordano Bruno è arrivata a Montegranaro
lo scorso novembre. Chi ha avuto modo di passare nella stanza del sindaco
l'ha anche già potuta ammirare in quanto è qui che si trova in attesa dell'ultimazione
dei lavori della piazza. Realizzata dalla scultrice Giavitto, è stata definita
dal sindaco "molto bella, davvero molto bella. L'artista che l'ha realizzata
ha fatto davvero un buon lavoro. Ma ne ero convinto. Stiamo parlando di una
scultrice bravissima. E non poteva non fare un'opera così". La Giavitto
tra l'altro per Montegranaro sta anche realizzando altre opere. Una che verrà
collocata nella zona del Villaggio dello Sport e un'altra che sarà invece
in bella mostra nella piazzetta delle Erbe, anche questa, come già detto,
in fase di ultimazione.
non mancano i simboli sulla statua di Giordano Bruno destinata a luglio a
collocarsi nella sua "naturale" sede. C'è una piramide, c'è la
luna e ci sono altri richiami a simbologie dell'universo. La statua di Giordano
Bruno non ha un volto ed è ad altezza naturale. Meno di due mesi e la potranno
vedere tutti i cittadini nella piazza intitolata al filosofo. Meno di due
mesi e si saprà anche il gradimento della città alla decisione di intitolare
una piazza a questa figura storica.
Festival della Scienza Genova
Il Festival della Scienza a Genova è appena iniziato e già si pensa al prossimo evento che si terrà nel 2008. Tra i tanti eventi di interesse scientifico, Corrado Augias presenterà il suo spettacolo su Giordano Bruno.
London, Warburg Institute
Woburn Square, London, WC1H OAB
Ore 10
Inaugurazione dei seminari
Charles Hope Direttore del Warburg Institute
Nuccio Ordine Segretario del C.I.S.B.
Carlo Ginzburg Scuola Normale
Superiore, Pisa
L’arte imita la natura: un tema tradizionale in una prospettiva insolita
Alain de Lille
Le Roman de la Rose
Dante
Leon Battista Alberti
Miguel Angel Granada Università di Barcellona
Filosofia e religione in Giordano Bruno
La filosofia in Occidente e la rivendicazione bruniana della Filosofia
Dio e l’universo : teologia e filosofia
Potenza di Dio e universo infinito
Sacrificio e accesso a Dio : il problema teologico-politico
Per informazioni rivolgersi alla segreteria del Centro Internazionale di Studi Bruniani tel. 0039 081 2452150 (fax: 0039 081 7642654).
PRESENTAZIONE DEI TESTI BRUNIANI ALLA FIERA
DI TORINO
DAL 10 AL 14 MAGGIO 2007
Per maggiori informazioni

VII CERTAME INTERNAZIONALE BRUNIANO
A un napoletano, Massimo Colella di Ischia (Napoli), il secondo premio da mille euro, mentre i premi minori sono andati a Deborah Vigliano di Foggia, Carmine Luca Volino di Lauro e Francesca Parcaroli di Fabriano.
Per la categoria studenti universitari, premiato Manlio Della Serra dell'Università Tor Vergata di Roma; per la categoria stranieri la studentessa Andrea Torocsik di Budapest. Alla cerimonia di premiazione, che si è svolta nell'aula magna dell'Università Parthenope di Nola, hanno partecipato i 150 partecipanti al Certamen provenienti da tutte le regioni italiane e dall'Ungheria, il Sindaco di Nola, Felice Napolitano, l'Ass.ai BB.CC. del Comune di Nola, Mario Manna, il Preside del Liceo G. Carducci di Nola Paolo Allocca, il Presidente dell'Associazione Meridies Angelo Amato de Serpis, il Sottosegretario alla P.I. On Gaetano Pascarella, il Prof. Aniello Montano, l'onorevole Paolo Russo e il presidente della Fondazione G. Bruno Domenico Falco.
Elenco Vincitori VII Certame Internazionale Bruniano 2007
Sezione Istituti Superiori
1) PAPARELLA SABINO Liceo Classico C. Sylos" di Bitonto (Bari) (2.000,00 euro)
2) Colella Massimo Liceo Classico G. Scotti" di Ischia (Napoli) (1.000,00 euro)
3) Vigliano Debora Liceo Classico "V. Lanza" di Foggia (700,00 euro)
4) Volino Carmine Luca Liceo Classico "G. Carducci" di Nola (Napoli) (500,00 euro)
5) Parcaroli Francesca Liceo Classico "F. Stelluti di Fabriano (Ancona) (300,00 euro)
6) Arcidiacono Paolo Liceo Scientifico "Archimede" di Acireale (Catania)
7) Cervone Mario Convitto Nazionale "P. Coletta" di Avellino
8) Guidara Giulia Liceo Classico "N. Forteguerri" di Pistoia
9) Tonetti Luca Liceo Classico Aristofane di Roma
10) Spera Rossella Liceo Classico "M. Galdi" di Cava de' Tirreni (Salerno)
11) Garino Sara Liceo Scientifico "G. Bruno" di Torino
12) Cotoia Maria Rosaria Liceo Classico "V. Lanza" di Foggia
13) Tutti gli altri
Premio Speciale Istituti Esteri
1) TOROCSIK ANDREA - Liceo "Szt. Lszl" di Budapest - Ungheria (500,00 euro)
Premio Istituti Universitari
1) DELLA SERRA MANLIO - Università degli studi di "Torvergata" - Roma (1.000,00 euro)